lunedì 6 febbraio 2017

Interwell: un riferimento sicuro per drenare i terreni con la tecnica del wellpoint

L’Italia è bagnata da quasi 7000 km di costa, questo rende il mare un elemento legato imprescindibilmente all'identità del nostro paese. Esiste però un posto in cui il connubio tra terra e mare presenta peculiarità uniche: stiamo parlando della laguna veneta. 

In Laguna l’acqua ha sempre rappresentato una risorsa da cui attingere e una minaccia da cui difendersi. I Veneziani nel corso dei secoli hanno imparato a modellare la natura preservando un ambiente costituito da canali, fondali, ghebi (canali minori), velme (terre emerse durante la bassa marea) e barene (terre periodicamente sommerse). 


In un posto del genere l’ingegneria legata all’acqua assume una rilevanza del tutto strategica. 

E’ in un piccolo comune della laguna che ha sede la Interwell s.r.l. una società che da oltre 50 anni si presenta come punto di riferimento nel trattare problemi legati alla movimentazione e al trattamento dell’acqua. La Interwell è specializzata nella produzione di impiantistica per il drenaggio delle acque (nello specifico pozzi drenanti, by-pass, barriere idrauliche, impianti di sollevamento di acque fognarie, irrigazione) e nella progettazione e successiva realizzazione di impianti di wellpoint, vero fiore all’occhiello dell’azienda. 

La frase scelta per sintetizzare l’essenza dell’azienda è “Ogni singola goccia d’acqua merita il massimo impegno” (cit. Leonardo da Vinci) 

La credibilità dell’azienda sul mercato è confermata dalla presenza di un sistema di Gestione per la Qualità conforme alla normativa UNI EN ISO 9001-2008 che mira a garantire il massimo controllo in tutte le fasi relative dalla progettazione, alla realizzazione degli impianti. 

Ma, per capire meglio di che cosa si occupa l’azienda, cerchiamo di descrivere cos’è, e come funziona un impianto di wellpoint
I Terreni sono attraversati, al proprio interno, da un deposito di acqua che prende il nome di falda acquifera. 


Ci sono circostanze in cui l’acqua accumulata deve poter essere allontanata in maniera definitiva, ad esempio se si vogliono consolidare i terreni o bonificarli a fini agricoli, oppure situazioni in cui si rende necessario abbassare, solo temporaneamente, il livello della falda. 
E’ questo il caso in cui si realizzano scavi per la posa di opere di ingegneria. 
Nel momento in cui, durante le operazioni di scavo, si intercetta il livello falda lo scavo si allaga, le sue scarpate crollano e diventa impossibile raggiungere profondità maggiori. 

Il problema è molto più familiare di quanto si pensi. 
Tutti al mare abbiamo avuto occasione di scavare una buca nella sabbia. Fintanto che non si trova l’acqua possiamo continuare a rimuovere sabbia raggiungendo profondità maggiori. Nel momento in cui si intercetta il livello dell’acqua succede che, ogni volta che con la paletta togliamo sabbia, si avvia un piccolo moto di filtrazione che porta acqua e sabbia sul fondo della scavo rendendo vana l’ultima rimozione di sabbia. Non possiamo approfondirci ulteriormente e il fondo dello scavo si riempie inesorabilmente d’acqua. 

Ora immaginate di dover costruire un parcheggio sotterraneo su un sottofondo di sabbia e una falda prossima alla superficie. Come facciamo? 

E’ qui che interviene la teoria del drenaggio dei terreni e tecnica del wellpoint adottata dalla Interwell

L’impianto di wellpoint è un sistema di drenaggio della falda superficiale che permette di pompare acqua in diversi punti del sottosuolo provocando l’abbassamento temporaneo della falda. L’impianto prende il nome dalla particolare punta filtrante infissa nel terreno: “il Wellpoint”.

Il principio di funzionamento è particolarmente semplice. Le punte filtranti sono infisse nel terreno ad una profondità superiore a quella di scavo e sono opportunamente disposte attorno all’area di scavo. Tutte le punte sono collegate ad un collettore di aspirazione a cui fa capo una pompa che mette in depressione tutte le punte. 


L’attivazione della depressione produce come risultato il movimento dell’acqua di falda verso questi micro pozzi, per essere poi portata in superficie, producendo un abbassamento della falda che assume la forma di un cono rovesciato con asse in corrispondenza di ogni singola punta filtrante. 



L’ampiezza di questo cono dipende dalla portata emunta e dalle caratteristiche della permeabilità dei terreni. Con tante punte filtranti questi coni si sovrappongono creando un effetto generale di abbassamento della falda su tutta l’area che sarà interessata allo scavo.

L’impianto andrà tenuto in funzione 24h su 24 fino a lavori ultimati o almeno fino a quando il peso della struttura costruita non superi la spinta idraulica. Pertanto il sistema drenante deve essere dotato di gruppi di emergenza che possano intervenire in caso di guasto delle pompe aspiranti o in caso di mancanza di corrente elettrica onde evitare l’allagamento dello scavo e conseguente crollo delle scarpate. 

Le modalità di installazione dei wellpoint sono legate alle specifiche condizioni stratigrafiche e proprietà dei terreni attraversati ed emunti. Tali condizioni variano sempre da luogo a luogo rendendo difficile stabilire una metodologia standard di lavoro valida per tutti gli interventi. 

In linea di massima l’impianto di wellpoint può essere utilizzato con successo nei terreni sciolti, permeabili per porosità quindi, limi, sabbie e ghiaie fini. 

Le argille pur avendo notevole porosità, non sono in grado di rilasciare l’acqua in esse contenute (acqua di adsorbimento) per semplice azione meccanica. La porosità è troppo ridotta e l’acqua resta intrappolata. 

Le ghiaie grossolane invece presentano una porosità molto elevata e quindi contengono grossi quantitativi di acqua. L’acqua estratta da un impianto di wellpoint potrebbe risultare del tutto insufficiente rispetto alle potenzialità della falda e il numero di punte filtranti da installare sarebbe così elevato da renderne improponibile l’uso. 

Nei terreni sabbiosi o sabbiosi - ghiaiosi l’infissione del wellpoint nel terreno avviene attraverso il pompaggio d’acqua in pressione verso il terminale filtrante determinando così un foro nel terreno che permette alla punta stessa di penetrare fino alla profondità necessaria. 

Se si opera invece in terreni sabbiosi intervallati a strati argillosi meno permeabili nei quali la sola pressione dell'acqua non risulta sufficiente per la perforazione del terreno, si utilizza un'apposita trivella idraulica che agevola le operazioni di infissione. In questi casi tra la punta filtrante posta in fondo al foro ed il livello statico della falda si interpongono strati difformi, intercalazioni impermeabili o lenti argillose che ostacolano il richiamo dell'acqua verso i filtri. Il problema è risolto realizzando un dreno verticale in sabbia all’interno del quale si posa il wellpoint. Questo impedisce l’ostruzione del wellpoint ad opera delle particelle più fini e realizza una via preferenziale ad alta conducibilità idraulica che mette in comunicazione strati a diversa conducibilità.
 
Generalmente le punte vanno infisse ad una profondità minima di 1,5 m oltre il fondo dello scavo da drenare. L’altezza massima di aspirazione per un singolo impianto di wellpoint è all’incirca di 7-8 m. Quando si devono raggiungere profondità di scavo superiori si ricorre alla posa di più anelli concentrici di wellpoint secondo la disposizione a gradoni ovvero installazioni a quote diverse che abbattono il battente idraulico in fasi successive. 








mercoledì 11 gennaio 2017

300 anni di combustibili fossili in 300 secondi

Post Carbon Institute presenta: il giro finale sulle montagne russe. Una breve storia dei combustibili fossili.

I combustibili fossili hanno alimentato la crescita umana e l’ingegno per secoli. Ma le riserve di petrolio sono vicine all’esaurimento. Il picco petrolifero del petrolio “leggero”, più economicamente estraibile, è stato già raggiunto nel 2005. Per il petrolio “pesante”, le cui riserve sono più in profondità nel sottosuolo, il picco sarà raggiunto in questi anni, facendo ulteriormente lievitare i prezzi. Le nuove tecniche “non convenzionali”, così come le perforazioni in acque profonde, comportano costi elevati e crescenti per estrarre il greggio residuo. 
Ora che stiamo raggiungendo la fine dell'abbondanza di petrolio e di carbone a buon mercato, accanto al rischio reale di 'cadere da un dirupo', c'è ancora un po' di tempo per controllare il nostro passaggio a un'economia post-carbone.

Rinnovabili, efficienza energetica e difesa del suolo si prospettano come i campi più importanti nei quali investire per salvaguardare il futuro del Paese.



Post Carbon Institute (PCI) è un "think tank" che fornisce informazioni e analisi sui cambiamenti climatici, la scarsità di energia, e su altre questioni legate alla sostenibilità e la resilienza sociale a lungo termine.
I membri del Post Carbon Institute sono specializzati in vari campi legati alla missione dell'organizzazione, come i combustibili fossili, l'energia rinnovabile, cibo, acqua, e la popolazione. 
Post Carbon Institute è costituito da quasi 500 organizzazioni senza scopo di lucro e ha sede a Santa Rosa, California, negli Stati Uniti.



lunedì 21 novembre 2016

Le procedure di compatibilità ambientale secondo la legislazione Italiana


VAS, VIA, AIA e AUA sono l’acronimo delle principali procedure di valutazione ambientale previste dalla normativa italiana in recepimento delle direttive europee. 

VAS (valutazione ambientale strategica), VIA (valutazione di impatto ambientale) e AIA (autorizzazione integrata ambientale) rappresentano tre procedure finalizzate a salvaguardare il bene “ambiente” attraverso la valutazione degli impatti ambientali di piani e programmi (VAS) e di alcune tipologie di opere (VIA), e le condizioni per il funzionamento di impianti industriali (AIA).

Le autorizzazioni uniche ambientali (AUA) incorporano in un unico provvedimento diverse autorizzazioni ambientali; simili alle AIA, interessano solo le piccole medie imprese e gli impianti minori.

La protezione dell’ambiente non può prescindere sia da una visione integrata dei diversi fenomeni di inquinamento sia da una visione integrata delle scelte di politica economica, sociale, e territoriale.

Gli obiettivi perseguiti in tutte le procedure di valutazione riguardano:
  • l’accessibilità delle informazioni al pubblico, 
  • la semplificazione amministrativa, 
  • la comunicazione efficace tra enti, imprese e cittadini
  • il coinvolgimento delle comunità locali. 

Si và cercando un equilibrio tra lo sviluppo economico del territorio e la salvaguardia della popolazione da impatti negativi sull'ambiente, sulla salute e sul patrimonio naturalistico e paesaggistico. 

Come noto l’accettabilità sociale dei progetti infrastrutturali da parte delle comunità locali resta uno dei fattori condizionanti la realizzazione delle opere. 
Gran parte delle motivazioni alla base delle opposizioni delle comunità locali sono riferite alla tutela dell’ambiente, della salute umana e allo sviluppo sostenibile, obiettivi posti alla base delle valutazioni dell’impatto ambientale.

La presentazione mira ad illustrare e sintetizzare le procedure di valutazione ambientale previste dalla normativa italiana. 
Si riportano le definizioni e le procedure come illustrato nel D.lgs. 152/2006 [cd. Codice Ambiente] integrate da immagini e spunti per delineare un quadro di insieme tanto sintetico quanto esaustivo.


domenica 15 novembre 2015

Estrazione del Gas Metano "Casa Tiberi 1" a Falconara Marittima (Ancona)



In data 10 Marzo 2014 è stata conferita dal Ministero dello Sviluppo Economico ad Apennine Energy SpA la concessione di coltivazione San Lorenzo che ha consentito la messa in produzione del pozzo denominato "Casa Tiberi 1" in via Del Fiume, accanto alla Calcestruzzi S.p.A. a Falconara Marittima (Ancona).

L’individuazione geologica del giacimento risale al 2009, ma già anche negli anni Sessanta l’area era stato oggetto di interesse di aziende di perforazioni. 


Il giacimento convenzionale di gas metano è ad una profondità di circa 700 metri e custodirebbe un giacimento di metano di almeno 50 milioni di metri cubi.





La valorizzazione è stata possibile grazie alla adozione di un impianto di trattamento di superficie innovativo di ridotte dimensioni e costi, prefabbricato e trasportato sul sito su 4 skid mobili.

Il “gas di città” sarà fornito direttamente alla rete di distribuzione locale a bassa pressione, gestita da Multiservizi S.p.A., per essere distribuito agli utenti finali rappresentando quindi a tutti gli effetti un esempio di produzione/distribuzione a “Km 0”.


L’autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico è stata rilasciata per i sondaggi finalizzati alla ricerca di idrocarburi e per la vera e propria estrazione subordinato all'esito positivo della Valutazione di impatto ambientale.


mercoledì 8 aprile 2015

ITALY CHEF POINT: Un'idea di concept store

Italy Chef è un'azienda marchigiana, forte di un'esprienza ventennale nella ristorazione, operante nel settore "ready to eat" ovvero produzione di piatti pre-cucinati, da scaldare e servire. La mission aziendale è quella di unire i valori della tradizione culinaria italiana ad un ciclo produttivo fortemente innovativo al fine di mantenere alti standard di qualità e sapori inconfondibilmente italiani.

L'azienda parteciperà al "Taste of Italy" di Houston, una due giorni interamente dedicata alla cultura enogastronomica italiana. E' in questo ambito che nasce l'idea di presentare, non solo il prodotto, ma le prospettive ad esso associato, come ad esempio la possibilità di aprire dei punti vendita.

L'ipotesi è quella di rifarsi all'idea del 'concept store'. Non una semplice vendita al dettaglio ma piuttosto un luogo che faccia vivere pienamente al cliente l'esperienza che l'azienda vuole trasmettere: il poter ''mangiare bene'' ad ogni momento della giornata e il "sedersi a tavola" sperimentando l'abitudine italiana del pasto: un momento di ristoro, di relax, di convivialità e di gratificazione personale.

Lo store o per meglio dire il 'point' è volutamente di modeste dimensioni per infondere subito la sensazione di accoglienza e familiarità. La soluzione deve avere si le fattezze di un fast food ma senza perdere le peculiarità di un più classico ristorante. In soldoni è di questo che si tratta: un luogo dove rifugiarsi durante una pausa pranzo o una cena informale sapendo per questo di non rinunciare alla qualità della cucina italiana più tradizionale. Insieme a questo dev'essere offerto il servizio del 'take away' per un'utenza che desideri comunque consumare il pasto senza l'obbligo di doversi fermare.

Un piccolo ingresso separato dal resto della struttura conduce allo spazio principale dominato dalla presenza dei tavoli per il consumo intero. E' qui che il cliente deve potersi sentire seduto in un vero e proprio ristorante. Ai lati sono dislocati i diversi servizi offerti: un lato frigo per la scelta del prodotto, un lato con un'operatore che si occuperà di riscaldare i piatti e consigliare un buon vino, un lato per il servizio 'take away' e cassa ed infine un lato più suggestivo e raccolto rivolto sempre al consumo interno.In ognuno di questi aspetti dev'esserci un rimando, esplicito e non, al fascino dell'Italia e all'eccellenza della buona cucina italiana.

Le dimensioni ridotte e la flessibilità della struttura interna permetteranno un facile inserimento in un qualsiasi contesto urbano e la possibilità di adattare lo store alle più disparate situazioni di spazio e di forma.

"Detesto l'uomo che butta giù il cibo affermando di non sapere cosa mangia.

Dubito del suo gusto in cose più importanti"
(Charles Lamb - saggista inglese)















sabato 6 dicembre 2014

Nuove Normative Tecniche per le Costruzioni

COSA SONO


Il 14 novembre 2014, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato l'aggiornamento delle Normative Tecniche per le costruzioni (NTC2008) di cui al DM 14 gennaio 2008. Sono state discusse due bozze ed è stata approvata la bozza A , il cosiddetto "testo Braga" che mantiene il riferimento agli eurocodici e stabilisce una differenziazione nell'adeguamento sismico tra nuovo ed esistente. 


Ma nel dettaglio cosa sono le Norme Tecniche per le Costruzioni? Le NTC2008 hanno avuto l'obiettivo di raggruppare, per la prima volta in un unico testo, i criteri di verifica della sicurezza per tutte le tecnologie costruttive (stabilità dei terreni, muratura, cemento armato, legno, acciaio) unificando i criteri di valutazione, le modalità di progettazione, le certificazione dei materiali, i collaudi, e le norme per gli edifici esistenti. Il Capitolo 1 che individua l'oggetto della norma afferma che le norme: «definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni, nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di incendio, e di durabilità. Esse forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definiscono le caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, trattano gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere».
Norme tecniche per le costruzioni (Ntc) - la bozza del testo

L'ITER CHE HA PORTATO ALLE MODIFICHE
Le NTC, a partire dalla loro nascita,  avrebbero dovuto essere aggiornate ogni due anni. Tutto però si è arenato sino all’assemblea del Consiglio superiore dei lavori pubblici del 14 novembre 2014 (6 anni esatti) che finalmente approva un nuova bozza, che sarà oggetto di ulteriori emendamenti,  ma che in linea di massima si può considerare attendibile circa l’impostazione delle nuove indicazioni normative.
Le novità più importanti riguardano il Capitolo 8 che tratta gli edifici esistenti. Proprio su questo tema si è acceso un forte dibattito che nasce da due avvenimenti significativi: Il terremoto in Emilia del 2012 e la crisi economica che ha ridotto pesantemente l’attività edilizia orientandola alla cura del patrimonio esistente. Inoltre l’Italia è un paese all’avanguardia in questo settore. Mentre all’estero la pratica della demolizione è molto attiva, in Italia si tende di più al recupero, tenendo conto anche dell’enorme patrimonio storico artistico. 

UNO SGUARDO SUL CAPITOLO 8 "STRUTTURE ESISTENTI"
Il vero cambiamento riguarda il modo di considerare le tipologie di interventi sugli edifici esistenti. Così come legiferato gli interventi si distinguono in 3 categorie:
INTERVENTI DI ADEGUAMENTO
L'intervento di adeguamento della costruzione è obbligatorio quando si intenda: sopraelevare la costruzione;  ampliare la costruzione mediante opere ad essa strutturalmente connesse; apportare variazioni di classe e/o di destinazione d'uso che comportino incrementi di carichi globali verticali in fondazione superiori al 10%; effettuare interventi strutturali volti a trasformare la costruzione mediante un insieme sistematico di opere che portino ad un sistema strutturale diverso dal precedente; introdurre sistemi di controllo della risposta sismica.
Dovranno essere conseguiti i livelli di sicurezza previsti dalle norme

INTERVENTI DI MIGLIORAMENTO
Tutti gli interventi che non rientrando nella categoria dell'adeguamento, fanno variare significativamente, la rigidezza, la resistenza, la duttilità dei singoli elementi o parti strutturali e/o introducono nuovi elementi strutturali, così che il comportamento strutturale locale o globale, particolarmente rispetto alle azioni sismiche, ne sia significativamente modificato.
Non è necessario conseguire i livelli di sicurezza previsti dalle norme

RIPARAZIONI O INTERVENTI LOCALI
Tutti gli interventi di riparazione, rafforzamento o sostituzione di singoli elementi strutturali (travi, architravi, porzioni di solaio, pilastri, pannelli murari) o parti di essi, non adeguati alla funzione strutturale che debbono svolgere, a condizione che l'intervento non cambi significativamente il comportamento globale della struttura.
Il progetto e la valutazione della sicurezza potranno essere riferiti alle singole parti e/o elementi interessati




LE PREMESSE CHE GIUSTIFICANO IL CAMBIAMENTO
Prima di approfondire l’argomento sono necessarie alcune premesse che, probabilmente, hanno giustificato le modifiche. 
La prima riguarda la percentuale relativa delle tipologie di intervento (locale, miglioramento, adeguamento) effettivamente realizzate negli anni.  La seguente immagine illustra chiaramente la distribuzione. 


Viene il dubbio che la stragrande maggioranza degli interventi di tipo locale (più del 90%) sia dovuta più alle procedure semplificate, piuttosto che alla reale corrispondenza delle caratteristiche dell’intervento rispetto a quanto indicato dalla normativa.
Le verifiche locali escludono infatti la verifica globale della struttura e quindi l’impatto delle modifiche strutturali sul resto. Se gli interventi non sono proprio locali, il rischio di incappare in procedure più farraginose e di far aumentare i costi è più elevato.
La seconda considerazione riguarda invece il rapporto qualitativo tra costo e % di rispetto all’adeguamento, illustrato nella figura seguente. 
                                 
E' evidente la non proporzionalità tra costo e livello di sicurezza: anche solo una piccola riduzione rispetto ad una struttura totalmente adeguata comporta un sensibile risparmio e quindi maggiori probabilità di essere realizzato. Come noto, il dramma italiano è la notevole quantità di edifici non adeguati sismicamente (e tra questi anche scuole ed uffici pubblici) e la carenza di risorse per adeguarli.

LE PRINCIPALI NOVITA' INTRODOTTE AL CAPITOLO 8
Da queste premesse si comprende come le principali novità siano sintetizzabili in quattro punti:
  •  Si dovrà porre maggiore attenzione agli interventi locali. Per questo il progettista non solo è tenuto a controllare un eventuale miglioramento, seppur locale, ma soprattutto ad evitare il peggioramento delle condizioni di sicurezza delle strutture preesistenti. Inoltre sarà cura del progettista controllare che il comportamento globale non sia significativamente cambiato a seguito degli interventi.
  • Il secondo obiettivo, teso ad estendere la pratica dell’adeguamento, permette la riduzione del livello di sicurezza per gli interventi di adeguamento, ad oggi uguale a quello richiesto per le nuove costruzioni. Questa riduzione è pari al 20%: il rapporto tra azione massima sopportabile dalla struttura e l'azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione non deve più essere uguale a 1 ma superiore a 0,8.
  • Nel contempo, per gli edifici con classe d'uso IV è richiesto che il livello di sicurezza, inteso come sopra per l’adeguamento, sia almeno pari a 0,4. Quindi si impone un minimo per le strutture a servizio della Protezione Civile o con attività critiche.Infine per tutte le strutture, in caso di miglioramento, è richiesto che il livello di sicurezza sia almeno pari a 0,1. Si tratta di un valore molto basso, ma che per lo meno evita il collasso per cause minime.
  • Il terzo tema, assente ingiustificato nel capitolo 8 delle Ntc 2008, riguarda le fondazioni. Si tratta della presa d’atto che indagare fondazioni esistenti è un’operazione estremamente complessa e spesso irrealizzabile per costi e difficoltà operative. Per questo il progettista potrà omettere indagini specifiche se non sono presenti criticità direttamente attribuibili alle fondazioni stesse.

CONCLUSIONI
Si tratta di obiettivi di buon senso. L'introduzione dei coefficienti ridotti per le verifiche negli edifici esistenti è corretta perché è finalizzata ad agevolare una più diffusa realizzazione degli interventi di adeguamento o miglioramento non potendo pretendere che le strutture esistenti siano paragonabili a edifici nuovi. Renderanno più fattibili gli interventi e questo ci consentirà di recuperare molti edifici, combattendo il fenomeno dell'abbandono a favore della riqualificazione del patrimonio esistente.